"NAUFRAGI" nasce dall'idea e dalla necessità di esplorare il territorio con sguardo diverso e fare fiducioso convinti che andare e lasciarsi andare alla deriva significhi non perdersi ma, al contrario, ritrovarsi. 
Un'idea, quella del naufragio, lontana dalla sconfitta ma come momento che prelude un approdo ad un "porto sicuro", quello dell'Accoglienza-Inclusione e della Partecipazione-Responsabilizzazione
 
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere notizie sempre aggiornate sull'Associazione.




 

Workshop giornali di strada

Il Comune di Bologna, insieme al vasto mondo dell'associazionismo locale, gestiscono grande parte dei servizi cittadini rivolti alle persone con problemi gravi di marginalità, povertà, disagio sociale.
Le attività che questi centri promuovono riguardano sia risposte a bisogni primari, sia interventi più strutturati, quali inserimenti lavorativi, attività educative, etc..

I dati che riguardano gli “utenti” di questi servizi ci aiutano a leggere il fenomeno delle “vecchie” e “nuove” povertà nel territorio di Bologna, ma lasciano, in termini di analisi, dei “buchi” che devono essere riempiti se vogliamo migliorare questi servizi e la qualità della vita dei loro utenti: innanzitutto non ci dicono quali sono le traiettorie di vita e le motivazioni che hanno portato molti non residenti a scegliere Bologna come città d’adozione in un momento di chiara difficoltà; infine, riportano un numero di utenti molto basso se messo in relazione alla percezione che i cittadini hanno di questa realtà - basta, del resto, riflettere sul numero degli immigrati, molti dei quali non avendo permesso di soggiorno non compaiono in questi dati; così come scoraggiati nel richiedere aiuto a questi servizi sono tutti quelli non perfettamente in regola con il lavoro.
Il numero è basso soprattutto se confrontato a quello che riportano nelle prime pagine i quotidiani locali quando raccontano in cronaca storie di vita di immigrati in effettivo stato di indigenza e bisogno - occupazioni di stabili, baraccopoli lungo il fiume, etc..
Soprattutto, dai dati dell’utenza non è possibile individuare quelli che sono i percorsi di “uscita” da queste condizioni.


In sintesi, chi sono queste persone e come sono cambiate negli ultimi anni?
Da questo punto di vista, che tipo di rappresentazioni producono i media su queste realtà?
Quanto queste rappresentazioni influenzano l’intera cittadinanza e gli stessi richiedenti aiuto?
Esistono possibilità per queste persone di autorappresentarsi?
Perchè negli ultimi anni sono proliferati giornali di strada nati proprio al fine di permettere a queste persone di esprimersi, indicare i propri bisogni, le proprie rappresentazionie immaginari?

 

Giuseppe Scandurra

 

<< torna indietro

 
 
segreteria@naufragi.it - telefono: 320-66647707
© 2010 NAUFRAGI ALL RIGHT RESERVED