"NAUFRAGI" nasce dall'idea e dalla necessità di esplorare il territorio con sguardo diverso e fare fiducioso convinti che andare e lasciarsi andare alla deriva significhi non perdersi ma, al contrario, ritrovarsi. 
Un'idea, quella del naufragio, lontana dalla sconfitta ma come momento che prelude un approdo ad un "porto sicuro", quello dell'Accoglienza-Inclusione e della Partecipazione-Responsabilizzazione
 
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Video

VOLABO presenta

LA CITTA' IN TASCA - II parte, Quartiere San Donato

Video realizzato da Francesca Gigliotti e Caterina Pisto

“Zone urbane sensibili” è un’indagine promossa  dal Volabo - Centro Servizi, con l’obiettivo di raccogliere materiale e spunti per la conoscenza e la divulgazione di programmi, idee e proposte messe a punto dai quartieri Navile e San DonatFo del Comune di Bologna sui temi dell’esclusione e del disagio sociale. L’iniziativa si è proposta inoltre di dare rilevanza e consistenza alle azioni dei quartieri medesimi in materia di accoglienza e progetti concreti a favore delle fasce deboli.

Il titolo di questa indagine video è “La città in tasca”.

La città in tasca “vuole essere un invito, un’esortazione ai cambiamenti di percorso. Un incoraggiamento ad andare oltre i vostri spazi consueti, delimitati dalle abitudini avvinghiate al vivere quotidiano. Avete mai pensato che i luoghi da voi vissuti, la città che abitate cela meraviglie legate all’essere umano, quelle meraviglie che appartengono alla tragedia riscattata dalla bellezza della vita? E solo uno dei tanti itinerari possibili, sono solo alcune tappe; rotte curiose ma sicuramente straordinarie, perché mostrerà ai vostri occhi la città come non l’avete mai vista. E’ una guida a ciò che vi passa sotto il naso e che la vita di ogni giorno forse vi distoglie dal soffermarvi a guardare. E’ una guida al desiderio, a quel moto a luogo spinto dalla volontà di conoscenza.”

La città in tasca vuole esprimere una possibilità, quella di riflettere e ripensare i confini del dentro e del fuori, della città come luogo di scambio, interazione, vivibilità, tensione creatrice di bellezza.

Questa sera vi presentiamo alcune esperienze significative realizzate nel territorio del Quartiere San Donato. Un momento di riflessione condivisa attraverso le immagini e le interviste realizzate ad alcuni referenti del quartiere San Donato.



 

24 ORE... SUL PONTE

Video realizzato da Gabriele Marchiani


MINORI “INVISIBILI”

Il fenomeno dei Minori Stranieri non Accompagnati – Un esempio: la situazione di Bologna

Con questa immagine si potrebbero definire i minori stranieri non accompagnati (msna) presenti in Italia, cioè stranieri minorenni privi di assistenza e rappresentanza da parte di genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili. Essi rappresentano, al momento, una delle categorie più vulnerabili e a rischio di sfruttamento e di coinvolgimento nelle attività criminali del nostro paese.

Si tratta di un fenomeno in costante aumento. Secondo il Comitato Minori Stranieri[i] i msna  presenti in Italia al 31 marzo 2006 erano 6358, una cifra non facile da determinare, sicuramente sottostimata in quanto molti di questi giovani immigrati non entrano in contatto con i Servizi Sociali e le autorità territoriali, altri scappano dalle comunità di Prima Accoglienza poche ore dopo esservi entrati e una buona parte di loro dichiara dati anagrafici differenti di volta in volta per poter rimanere nell’anonimato: tutti elementi che giustificano l’appellativo “invisibili” utilizzato nel titolo.

Questi ragazzi provengono per lo più dalla Romania, dal Marocco, dall’area del Maghreb, dall’Albania e recentemente anche dall’Afghanistan.

Molto spesso si tratta di minori che arrivano nel nostro paese mossi da un preciso mandato familiare di migrazione, ricevuto direttamente dai genitori che hanno pagato molti soldi per il viaggio in clandestinità, altri invece, come i ragazzi afgani o somali, fuggono da contesti di guerra per giungere in Italia come richiedenti asilo polito dopo mesi di viaggio in condizioni fisiche e psicologiche precarie.

Il fenomeno coinvolge le principali città del centro nord d’Italia che sono più facilmente raggiungibili e risultano essere mete appetibili: Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze e Roma.

Nel 2006 a Bologna il numero di  msna maschi presenti sul territorio cittadino è stato di circa 320[ii]. Il dato è stimato in base al numero degli ingressi registrati della Comunità di Pronta Accoglienza “Il Ponte”, gestita dal CeIS di Modena.

Generalmente questi minori giungono al Ponte accompagnati dalle Forze dell’Ordine, che intercettano i ragazzi in seguito a situazioni come la richiesta del controllo dei documenti, piccoli furti non imputabili, risse, o la consegna spontanea da parte del ragazzo stesso.  Se l’identificazione che le Forze dell’Ordine svolgono attesta che i giovani stranieri non hanno parenti sul territorio,  e accettando per buona la dichiarazione verbale della minore età, i ragazzi sono portati in comunità, previa telefonata in struttura per preavvisare gli operatori ed accertarsi che la struttura non sia già completa. Per legge il numero massimo di minori previsti in strutture residenziali è di 12.

Prontamente gli operatori della comunità  segnalano l’accoglienza del minore alle istituzioni competenti: il Pronto Intervento del Servizio Minori e Famiglie del Comune, che ha una convenzione diretta con la comunità ed è il referente istituzionale del minore, il Tribunale per i minorenni dell’Emilia Romagna, la Procura per i minori presso il Tribunale per i minorenni.

Nella prima fase dell’accoglienza, grazie al lavoro di alcuni educatori stranieri del paese di provenienza dei ragazzi, avviene un colloquio con il minore nel quale si cerca di avere informazioni sull’identità e la storia di migrazione Quindi gli si presentano le opportunità derivanti dal percorso comunitario: una casa dove mangiare, lavarsi, dormire fino al compimento del 18° anno, la regolarizzazione della presenza in Italia, cioè rilascio del Permesso di Soggiorno, l’inserimento in progetti che mirano all’accesso nel mondo del lavoro ed in generale all’autonomia. In cambio il ragazzo deve impegnarsi a vivere le regole della comunità, che molto sinteticamente possono essere sintetizzate così: rispetto delle persone che vivono in comunità (operatori e altri ragazzi) e cura degli ambienti messi a disposizione di tutti.

La maggior parte dei ragazzi che entrano, specialmente quelli di nazionalità rumena o marocchina, non accettano la proposta e scelgono di allontanarsi, salvo poi essere fermati ancora dalle Forze dell’Ordine. Si tratta evidentemente di minori che hanno un altro luogo di richiamo, spesso sono coinvolti nel mondo dello spaccio e quindi tornano da dove provengono[iii].

Per i ragazzi che scelgono di rimanere in comunità, se privi di documenti di identità, fa fede l’età dichiarata alle Forze dell’Ordine. Dopo qualche giorno la comunità cerca di prendere contatti con la famiglia di origine perché possa inviare la documentazione necessaria a dimostrare lo status di minorenne. I Servizi Sociali del Comune quindi portano a termine la pratica di identificazione del ragazzo avvalendosi dell’apporto del Comitato Minori Stranieri e dei Servizi Sociali Internazionali. In questo modo vengono completate tutte le informazioni sulla base del quale è possibile fare una valutazione rispetto ai progetti da attivare in favore del ragazzo.

In pochissimi casi si procede al rimpatrio assistito. In particolare quando il ragazzo non si oppone risolutamente a questa soluzione e se, secondo il parere del  Comitato Minori Stranieri, la situazione familiare nel paese d’origine è sufficiente a garantire il rispetto dei diritti minimi stabiliti dalla convenzione dei Diritti del Fanciullo.

In alcuni casi, accertata la presenza in Italia di parenti, che inizialmente non erano stati dichiarati dal ragazzo, si procede all’affidamento.

In tutti gli altri casi si progetta con il ragazzo un percorso verso l’autonomia, che è vincolato dal tempo che lo separa dai 18 anni.

Inizialmente c’è per tutti l’iscrizione a corsi di alfabetizzazione per l’apprendimento della lingua italiana. Quindi, appena la capacità espressiva lo consente, si può avviare, per i minori che all’ingresso hanno un’età compresa tra i 13 e i 15 anni, un percorso scolastico/formativo; per quelli di età superiore ai 15 anni un percorso di formazione professionale, che si avvale di stage formativi e borse lavoro presso aziende interessate all’assunzione di giovani lavoratori.

Al momento dell’ingresso tutti i ragazzi sono anche sottoposti ad uno screaning sanitario di prassi per l’accertamento di eventuali malattie (scabbia, tubercolosi ecc..) e per verificare la situazione vaccinale.

Per quanto riguarda il processo di regolarizzazione, una volta che la comunità è in possesso del documento di identità del ragazzo (passaporto o certificato di identità consolare), e dopo che il Giudice Tutelare ha deferito la tutela ai Servizi Sociali del Comune, si avviano le pratiche per ottenere, come previsto dalla legge, un permesso di soggiorno per minore età, rilasciato dalla Questura, che di solito ha durata annuale ed è rinnovabile fino alla maggiore età.

La trafila di regolarizzazione per i msna richiedenti asilo politico è differente, in quanto soggetta alla relativa legge. Inizialmente i ragazzi devono presentare in questura la domanda in cui richiedono l’asilo politico assieme alla storia della loro vita in cui siano evidenziati  le ragioni che li hanno indotti a fuggire dal loro paese. Da questo momento devono attendere comunicazione dall’Unità di Dublino (ente deputato all’accettazione delle domande di Asilo) che sarà l’Italia il paese competente nel rispondere alla richiesta dell’Asilo Politico. Successivamente ricevono convocazione da parte della   Commissione Nazionale Richiedenti Asilo, che in Italia ha due sedi una a Milano e una a Roma, per essere ascoltati sulla storia personale e ricevere parere (favorevole o contrario) rispetto alla richiesta fatta. Il tempo che intercorre perché si verifichino questi passaggi generalmente è quantificabile in 10-12 mesi con evidente disagio per i minori, che rimangono in stand-by rispetto a qualunque progetto di integrazione.

Generalmente in corrispondenza dell’avvio del progetto di autonomia del minore, quando sono passati da 3 a 6 mesi dall’ingresso in Pronta Accoglienza, avviene il trasferimento in una comunità di Seconda  Accoglienza. Queste passaggio si rende necessario a fronte dell’alto flusso di minori in ingresso che scelgono di proseguire il percorso comunitario, e che richiede continuamente la disponibilità di posti liberi nella Pronta Accoglienza. Si consideri inoltre che il lavoro delle comunità di Seconda Accoglienza ha modalità differenti da quello della Pronta Accoglienza. In queste comunità di solito i ragazzi si fermano alcuni anni. Si capisce quindi come il tipo di rapporto con gli operatori debba essere improntato nello stabilire relazioni di lungo periodo, che garantiscano al minore la cura ed il sostegno in grado di favorire le competenze necessarie al momento della maggiore età.

Il lavoro della comunità di Seconda Accoglienza infatti consiste nell’accompagnare il ragazzo nel processo di autonomia, garantendogli la possibilità di sperimentare l’inserimento nel mondo del lavoro, la gestione del denaro, il tempo libero e le relazioni amicali.

Nello specifico di Bologna vi sono due comunità di Seconda Accoglienza per msna, convenzionate con il Comune: una all’interno del complesso del Villaggio del Fanciullo, dei padri  Dehoniani, e l’altra nella canonica di San Martino di Ancognano (Sasso Marconi), entrambe gestite dal CeIS di Modena. Nella prima struttura generalmente sono accolti i msna prossimi alla maggiore età, nella seconda struttura, sita sui colli di Bologna in un luogo che garantisce maggior contenimento,  i msna  più piccoli.

Per rispondere all’elevato flusso di ragazzi, e in considerazione della tipologia dei msna (in generale un buon numero di essi è abbastanza “adultizzato”), in accordo con il Comune di Bologna, è stato attivato un terzo modulo, denominato “Pensionato”. Questo genere di comunità, pensato come semiautonomia (cioè senza la presenza 24 su 24 di un educatore), e situato in adeguati spazi adiacenti ad una comunità, risponde all’esigenza dei msna infradiciottenni di sperimentare l’autonomia in prossimità delle dimissioni per il giungere della maggiore età. La supervisione sul modulo “Pensionato” viene effettuata dagli operatori della comunità. Il CeIS di Modena ha predisposto due moduli “Pensionato”: uno adiacente alla Pronta Accoglienza “Il Ponte”, l’altro adiacente alla Comunità minori del Villaggio del Fanciullo.

Con il sopragiungere del 18° anno si svela tutta la paradossalità dello status di msna. Il ragazzo infatti passa dallo status di minore, altamente tutelato dalla legislazione italiana, alla condizione di straniero, soggetta ad una legislazione restrittiva ed interessata agli stranieri solo in funzione del loro lavoro. Tutto il castello di tutele che aveva accompagnato il minore nel suo percorso comunitario crolla. Entro qualche settimana deve lasciare il luogo che gli ha offerto vitto e alloggio gratuito e il sostegno psicologico nei passaggi difficili della sua crescita. Si ritrova così a dover fare i conti con la durezza della vita da straniero in Italia, ed in particolare con la ricerca di un alloggio.

Si può facilmente comprendere che per situazioni come quella dei msna la soglia dei 18 anni non significa automaticamente che il ragazzo sia in grado di autosostenersi nel proseguire il suo percorso, ma ha semplicemente il valore convenzionale dato dalla legislazione italiana.

Se il giovane è in comunità da alcuni anni probabilmente arriva alla data fatidica già con un contratto di lavoro di apprendistato in tasca o di tirocinio formativo, ed un po’ di soldi opportunamente accantonati. Generalmente in queste situazioni il ragazzo si è già accordato da tempo con amici o parenti che lo accoglieranno in casa loro, o è in grado di prendere in affitto un piccolo appartamento. Diversamente se il percorso comunitario è stato breve il neomaggiorenne si ritrova con pochi soldi, senza un lavoro stabile (di solito è ancora in stage) e con grande difficoltà a reperire una risorsa abitativa.

Al compimento della maggiore età i ragazzi devono fare i conti anche con la legislazione sull’immigrazione. Questa prevede che i msna possano convertire il Permesso di Soggiorno da minore età a motivi di lavoro soltanto ad alcune condizioni: dimostrare di avere un rapporto di lavoro e di essere in Italia da almeno 3 anni, con 2 anni di percorso socio-educativo in comunità[iv]. Queste condizioni inaspriscono la situazione dei msna che solitamente non rientrano nell’ultimo parametro e quindi finiscono per non ottenere il rilascio del Permesso di Soggiorno, sebbene una sentenza della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato abbia dichiarato che i msna, sottoposti a tutela, siano equiparati ai minori stranieri in affido e quindi ad essi si debba applicare un altro articolo della legge[v].

Da due anni e mezzo a Bologna il Comune e le comunità di accoglienza per minori hanno predisposto un “Tavolo di lavoro per neomaggiorenni” a cui partecipano il Servizio Sociale Adulti (ssa) ed i referenti delle realtà cittadine in grado di offrire posti letto e percorsi di sostegno a questi giovani stranieri. Il Tavolo ha il compito di valutare le situazioni dei ragazzi che necessitano di un aiuto per la segnalazione al ssa, ipotizzare delle possibili soluzioni abitative e monitorare il proseguimento del percorso dei ragazzi.

Tra i canali alloggiativi attivati, assieme ai centri di accoglienza per stranieri del Comune di Bologna, anche il Villaggio del Fanciullo ha messo a disposizione un appartamento, convenzionato con il Comune per l’accoglienza e il sostegno di 4 neomaggiorenni. Nell’appartamento vive assieme ai ragazzi un adulto, detto tutor, che ha il compito di promuovere lo spirito di accoglienza e sostegno proprio dell’iniziativa e di vigilare sul rispetto delle regole minimali. I ragazzi accolti al massimo per un anno si impegnano a contribuire mensilmente alle spese di gestione della casa, e ad avere cura del luogo in cui vivono.  Il loro obiettivo nell’anno  che hanno a disposizione è quello di consolidare la propria posizione lavorativa e risparmiare maggior denaro possibile nella prospettiva di ricercare assieme ad altri amici una soluzione abitativa autonoma.

 

 

Giovanni Mengoli (autunno 2007)

 


[i] Il Comitato Minori Stranieri è un organo interministeriale responsabile del censimento dei minori stranieri non accompagnati. I dati affluiscono al Comitato dalle Questure, Servizi Sociali, ecc…

[ii] Le percentuali dei paesi di provenienza sul totale sono: 42% Romania, 21% Marocco, 11% Croazia, 5% Albania, 4% Moldavia, 3% Afghanistan, 3% Ex Jugoslavia, 2% Tunisia, 2% Algeria, 2%Bangladesh, 5% altre nazioni.

[iii] Per questi ragazzi il Comune di Bologna ha attivato (grazie al Progetto Europeo Equal Palms, di cui è partner assieme ad altri comuni d’Italia e ad alcune associazioni) un progetto di “educativa di strada” che mira a “intercettare” i minori sulla strada, là dove portano avanti le loro attività illegali, per fargli delle proposte alternative (come per esempio arrampicate, escursioni in montagna, corsi di musica...) che possano essere propedeutiche ad un futuro ingresso in comunità.

[iv] Ci si riferisce all’Articolo 32, comma 1-bis del T.U. sull’immigrazione 286/98

[v] Articolo 32, comma 1 del T.U. sull’immigrazione 286/98

 

 


 

 

PROGETTO NEOMAGGIORENNI

Accoglienza transitoria di neomaggiorenni ex MSNA

 

Le comunità per minori gestite dal CEIS (Centro di Solidarietà) e dalla cooperativa Elios nella provincia di Bologna accolgono una buona parte dei cosiddetti “Minori Stranieri Non Accompagnati” (MSNA) in tutela al Comune di Bologna.

I MSNA sono stranieri minorenni privi di assistenza e rappresentanza da parte di genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili, e per questo rappresentano una delle categorie più vulnerabili e a rischio di sfruttamento e di coinvolgimento nelle attività criminali del nostro paese.

Molto spesso si tratta di minori che arrivano in Italia mossi da un preciso mandato familiare di migrazione, ricevuto direttamente dai genitori che hanno pagato molti soldi per il viaggio in clandestinità, altri invece, come i ragazzi afgani o somali, fuggono da contesti di guerra per giungere in Italia come richiedenti asilo polito dopo mesi di viaggio in condizioni fisiche e psicologiche precarie.

Le nazioni di provenienza dei minori attualmente sono: Albania, Marocco, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Romania, Ghana, Egitto, Kossovo, Cina, Somalia, Afghanistan, Eritrea

Generalmente questi minori giungono nella Pronta Accoglienza accompagnati dalle Forze dell’Ordine, che intercettano i ragazzi in seguito a situazioni come la richiesta del controllo dei documenti, piccoli furti non imputabili, risse, o la consegna spontanea da parte del ragazzo stesso.

 

Nella prima fase dell’accoglienza avviene un colloquio con il minore nel quale si cerca di avere informazioni sull’identità e la storia di migrazione Quindi gli si presentano le opportunità derivanti dal percorso comunitario: una casa dove mangiare, lavarsi, dormire fino al compimento del 18° anno, la regolarizzazione della presenza in Italia, cioè il rilascio del Permesso di Soggiorno, l’inserimento in progetti che mirano all’accesso nel mondo del lavoro ed in generale all’autonomia. In cambio il ragazzo deve impegnarsi a vivere le regole della comunità, che molto sinteticamente possono essere sintetizzate così: rispetto delle persone che vivono in comunità e cura degli ambienti messi a disposizione di tutti.

 

Generalmente in corrispondenza dell’avvio del progetto del minore, quando sono passati da 2 a 4 mesi dall’ingresso in Pronta Accoglienza, avviene il trasferimento in  comunità di Seconda  Accoglienza, per la prosecuzione del progetto verso l’autonomia.

Con il sopragiungere del 18° anno si svela tutta la paradossalità dello status di msna. Il ragazzo infatti passa dallo status di minore, altamente tutelato dalla legislazione italiana, alla condizione di straniero, soggetta ad una legislazione restrittiva ed interessata agli stranieri solo in funzione del loro lavoro. Tutto il “castello” di tutele che aveva accompagnato il minore nel suo percorso comunitario crolla. Entro qualche settimana deve lasciare il luogo che gli ha offerto vitto e alloggio gratuito e il sostegno psicologico nei passaggi difficili della sua crescita. Si ritrova così a dover fare i conti con la durezza della vita da straniero in Italia, ed in particolare con la ricerca di un alloggio e di un lavoro, se durante il percorso comunitario non è riuscito ad ottenere la formalizzazione di un contratto di lavoro.

L’attuale contesto di crisi economica in cui versa l’Italia, che rende molto più difficile che in passato l’assunzione per un giovane neomaggiorenne straniero, assieme al Decreto Sicurezza che ha apportato  modifiche sostanziali all’ottenimento del PS ai 18 anni per i MSNA, rendono ancora più critica e delicata la situazione di questi giovani care leavers.

 

In questo scenario si innesta il progetto per i neomaggiorenni promosso dalla nostra organizzazione, assieme al partner associazione Villaggio del Fanciullo, che si inserisce in un più ampio lavoro di rete assieme al Comune di Bologna e ad altre organizzazioni del privato sociale.

Dal 2004 infatti è attivo un “Tavolo di lavoro per neomaggiorenni” a cui partecipano i referenti dei servizi per i minori, quelli per il disagio adulto ed i referenti delle realtà cittadine in grado di offrire posti letto e percorsi di sostegno a questi giovani stranieri. Il Tavolo ha il compito di valutare le situazioni dei ragazzi che necessitano di un aiuto, ipotizzare delle possibili soluzioni abitative e monitorare il proseguimento del percorso dei ragazzi.

Tra i canali alloggiativi attivati l’associazione Villaggio del Fanciullo ha messo a disposizione un appartamento per l’accoglienza di 4 neomaggiorenni ex-MSNA. Nell’appartamento vive assieme ai ragazzi vive un adulto, detto tutor, che ha il compito di promuovere lo spirito di accoglienza e sostegno proprio dell’iniziativa e di vigilare sul rispetto delle regole minimali. I ragazzi accolti al massimo per un anno si impegnano a contribuire mensilmente alle spese di gestione della casa, e ad avere cura del luogo in cui vivono. Attraverso questa forma di accoglienza si vogliono perseguire tre obiettivi:

a) Cercare di agevolare economicamente i ragazzi che, normalmente alle prime esperienze lavorative, si ritrovano con uno stipendio scarso, insufficiente per provvedere al loro pieno sostentamento. Per questo l’associazione accompagna i ragazzi nella fase terminale di questo periodo di transizione nella ricerca  di soluzioni abitative più stabili.

b) sperimentare ai giovani ospiti la tenuta nell’attività lavorativa, in un contesto di maggior autonomia rispetto alla comunità, dove la responsabilità rispetto al lavoro è pienamente nelle mani dei ragazzi. L’associazione, attraverso un suo volontario, tiene monitorato il percorso lavorativo del ragazzo, attraverso un rapporto “leggero” e di semplice informazione con il datore di lavoro.

c) Responsabilizzare i ragazzi rispetto alla cura degli spazi comuni e personali a loro disposizione e al rispetto reciproco. Il tutor ha il compito di monitorare quotidianamente l’andamento di questo obiettivo verificando il rispetto delle regole minime di vita comune: pulizia degli spazi personali e comuni, acquisto e gestione dei prodotti comuni e dei generi alimentari personali, etc. L’associazione, attraverso il volontario responsabile del progetto, che incontra i ragazzi settimanalmente, ha il compito di garantire che siano osservati i requisiti minimi di permanenza.

Recentemente, grazie ad un bando dell’Istituzione per l’Inclusione Sociale, l’associazione Villaggio del Fanciullo ha avuto la possibilità di acquisire in comodato altri due appartamenti per permettere un ampliamento della possibilità di accoglienza dei ragazzi.

 

Giovanni Mengoli (Dicembre 2009)

 

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