All’interno del Festival Naufragi, cogliamo l’opportunità di aprire una riflessione pubblica sulle forme inusuali dell’abitare urbano, per parlare di quelle persone che a Bologna abitano l’inusuale stesso. Il pretesto per iniziare questa riflessione è un confronto tra due esperienze simili di mappatura urbana dei “non luoghi” di Bologna e Roma, zone periferiche di scarso interesse collettivo, poco visibili o poco raggiungibili da strade principali, dove abitano persone e famiglie spesso ignorate dalla città. L’assunto di partenza, come quello del Festival stesso, è che queste persone c’entrino con la città, ne siano parte a loro modo e debbano avere la giusta possibilità di essere non solo fruitori ma anche cittadini e con-cittadini.
La prima esperienza, ed è anche il punto di partenza di questa riflessione, si è svolta a Bologna nei mesi di aprile-settembre 2009 col nome di “Passeggiate ROMantiche”, promossa dalla Cooperativa Sociale “La Piccola Carovana” insieme all’ass. di medici “Sokos” e alcuni volontari. Si è trattato di un’azione peripatetica e conoscitiva nelle periferie della città, volta a scoprire i luoghi in cui ancora vivono persone in grave disagio abitativo, raccogliendo alcune segnalazioni della stampa locale e di osservatori privilegiati del territorio quali parrocchie e centri d’ascolto. Quest’esperienza ha permesso di incontrare volti nascosti della città, famiglie che vivono in tende, capanne, accampamenti abusivi a Bologna. Da qui l’idea di creare una sorta di mappa delle fragilità metropolitane, finalizzata a capire la portata del fenomeno e lo studio di possibili percorsi di accoglienza/rimpatrio.
La seconda esperienza è nata nel 1995 col nome di Laboratorio di Arte Urbana “Stalker”, dal 2002 confluito poi nell’Osservatorio Nomade, a partire dall’impegno di due architetti, Lorenzo Romito e Francesco Careri, oggi docente del corso di Arti Civiche presso l’Università Roma 3. “Stalker-Ossrvatorio Nomade” è una struttura interdisciplinare composta da artisti ed architetti che negli anni ha compiuto azioni di ricerca nelle periferie di Roma, incontrando cittadini invisibili e architetture nascoste. La prima di queste ricerche, “Sui letti del fiume”, appoggiate dall’Università Roma 3 si è svolta nel 2007-08 ad opera di urbanisti e architetti lungo il Tevere per mappare le forme di insediamento abusivo e per capire in quale modo le persone lì accampate siano parte del paesaggio della città. La seconda esperienza, “GRA - Grande racconto dell’Andare”, risale alla primavera 2009 e si è realizzata sempre attraverso una serie di passeggiate esplorative finalizzate a comprendere i mutamenti del paesaggio e tradurli in spunti di progettazione urbanistica.
Il confronto tra queste due esperienze può far nascere delle idee su come proseguire le mappature, potenziare la conoscenza diretta della realtà verso una sensibilizzazione e prevenzione del disagio, tenendo aperti diversi canali di riflessione, tra i quali:
- È necessaria una presa in carico da parte delle città di queste questioni: le persone incontrate fanno parte del territorio e vanno pensate come tassello a volte scomodo ma portatore di nuovi linguaggi;
- Per attivare una presa in carico critica e cosciente è necessario offrire una lettura delle trasformazioni del territorio guardandolo dall’interno e sanando alcune “amnesie urbane”, già anche dal punto di vista urbanistico.
- Per attivare reti di inclusione è necessario passare per forme di abitare nuove a basso costo, per cui è necessario coinvolgere chi si occupa di progettare gli spazi cittadini.
- Gli abitanti della “città invisibile” sono di passaggio o vogliono radicarsi sul ns territorio. Sono possibili percorsi di rimpatrio assistito volontario che aiutino queste persone a costruire/ricostruire nei paesi di origine una vita partendo da una attività lavorativa che permetta una sussistenza a lungo termine ?
Ci aiuteranno nella riflessione, don Giovanni Nicolini, già direttore della Caritas diocesana di Bologna, orecchio sensibile e attento al tema delle povertà e il prof. Antonio Genovese, docente di Pedagogia Interculturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Bologna, per un contributo teorico sull’integrazione all’interno delle città.
Ci racconteranno l’esperienza del Laboratorio di Arte Urbana “Stalker di Roma il Professor Francesco Careri, architetto e professore presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre nonché membro fondatore Laboratorio di Arte Urbana “Stalker” e l’arch. Lorenzo Romito, membro fondatore del Laboratorio d’Arte Urbana “Stalker”.
Modererà la serata Federico Taddia, fumettista, giornalista e conduttore televisivo e radiofonico, con il compito di tenere assieme le due esperienze peripatetiche con le riflessioni teoriche, contestualizzando il ragionamento in una città come Bologna che sta vivendo una serie di contraddizioni, dubbi e timori, non ultima l’incertezza politica attuale. Sarà anche l’occasione per presentare un set di cartoline sul tema delle “Passeggiate ROMantiche”, a cura di Federico Taddia stesso.
